In memoria del prof. Fantoni, pioniere nel campo delle vie aeree


ANTONIO FANTONI.jpegDopo Giorgio Damia e Giorgio Torri, se ne è andato ieri silenziosamente anche Antonio Fantoni. Sono stati i tre maestri, fra i tanti avuti ai quali devo riconoscenza, che amo ricordare, perché, oltre che amici, sono stati tre pionieri dell'Anestesiologia e Rianimazione in Italia e in particolare della gestione delle vie aeree.

Laureatosi in Medicina e Chirurgia nel 1955 e specializzatosi in Anestesia e Rianimazione sempre a Milano nel 1957 (si specializzerà anche in Cardiologia a Pavia nel 1983), dopo essere stato assistente universitario e aiuto ospedaliero presso il Policlinico di Milano, acquisiva la Libera Docenza in Anestesia e Rianimazione presso l'Università di Milano nel 1965 e nel 1966 diventava Primario (oggi dirigente di struttura complessa) all'Ospedale San Carlo Borromeo fino al 1999. Al San Carlo dirigeva con successo per decenni i Corsi di aggiornamento in Anestesia e Rianimazione.

Il carattere schivo e apparentemente burbero di Antonio, nonostante la grande esperienza e abilità manuale, non gli ha mai consentito di vantarsi delle sue doti particolari, ma neppure di avere tutti i riconoscimenti che meritava, al di là della prestigiosa carriera.

Mi piace ricordare una sua peculiare dote: la capacità, espressione per me di grande esperienza e professionalità, di trasformare le manovre più complesse in procedure facili e quasi alla portata di tutti. Certo, quegli anni erano altri tempi per l'Anestesia Rianimazione, caratterizzati anche da inventiva pionieristica e un po' ingenua, ma è nitido ancora un ricordo dei primi anni '60 di quando io, pivello neolaureato, gli chiesi un giorno di seguirlo dal Padiglione Monteggia del Policlinico di Milano al Reparto di Dermatologia perché richiesto di fare un'anestesia generale in una giovane donna che doveva affrontare una dermoabrasione del viso per acne, e io gli chiesi meravigliato come mai non avesse preso con sé attrezzatura particolare, salvo un tubetto di gomma rossa, per poi assistere all'unica intubazione orotracheale "digitale" della via vita, eseguita con maestria e poi descritta con semplicità con queste parole: sai, Giulio, è facile ma si può fare solo se hai le dita lunghe come le mie! Oppure quando, fin dagli anni '71-72 (ero allora suo Aiuto al San Carlo di Milano), curava i piccolini prematuri con IRDS intubati e in respiro spontaneo o controllato e successivamente gli adulti con ARDS con l'alternanza di pronazione e supinazione e CPAP artigianale, con successi insperati, di cui andava giustamente orgoglioso.

La "passione" per la trachea, condivisa con me e il caro amico Arturo Guarino, ci indusse negli anni '70 a realizzare insieme i primi tubi tracheali dalle cuffie atraumatiche ("sfiancate") a grande volume/bassa pressione assai prima che se ne occupasse l'industria o a mettere insieme con mezzi artigianali e in era pre-chirurgica le prime protesi di silicone per il trattamento conservativo delle stenosi laringo-tracheali.
Oppure quando, preoccupato di traumatizzare eccessivamente la parete tracheale spingendo con dilatatori di calibro crescente per allargare lo stoma, ebbe l'idea geniale di dilatare il tragitto cute-trachea per via retrograda inventandosi una nuova tecnica di tracheotomia percutanea, che giustamente è diventata negli anni la "Tecnica translaringea di Fantoni".
Forse, come alcuni di noi allievi della Scuola Milanese diretta dal Prof. Giorgio Damia e entusiasti tutti delle vie aeree, non ha saputo "vendere con furbizia la sua merce", scrivendo lavori riconosciuti "scientificamente" in lingua straniera e pubblicandoli su riviste prestigiose, ma forse, in questo suo agire, restando più aderente al suo carattere, schivo, poco esibizionista e poco avvezzo a iniziative destinate a reclamizzare lui stesso le sue geniali intuizioni e le sue reali capacità.

Ma di una cosa si faceva vanto un po' anche lui: la sua passione per l'immersione subacquea e il tennis, praticato a lungo con successo anche in anni avanzati quando altri avrebbero, me incluso, appeso da tempo la racchetta ad un chiodo!

Ciao Antonio, grazie di quanto hai insegnato a tanti allievi e a me negli anni in cui abbiamo lavorato insieme. Poi ognuno ha seguito la sua strada, com'è giusto che sia.

 Giulio Frova, 26 maggio 2020


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