PARTO SENZA DOLORE, UN DIRITTO SOLO "SULLA CARTA"?

Intervista a Ida Salvo, GdS Ostetricia SIAARTI

 

L'epidurale è stata inserita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) nel 2008. Fino ad oggi, però, la sua diffusione ha continuato a essere a macchia di leopardo. Ora, con l'entrata in vigore dei nuovi LEA, sarà più semplice accedervi?

Premesso che la parto-analgesia con epidurale rappresenta la tecnica farmacologica di gran lunga più efficace nel controllo del dolore del parto, quello che adesso tutti speriamo è che possa avere una distribuzione più omogenea su tutto il territorio nazionale.  E' chiaro però che l'entrata in vigore dei nuovi Lea è solo l'inizio di un percorso. Ora spetta alle Regioni, che gestiscono i fondi della Sanità, rendere questo diritto "reale" e non solo sulla carta. Il Ministero della Salute ha dato un'indicazione importante: quella di offrire la parto-analgesia con epidurale solo nei centri più grandi, quelli cioè che effettuano più di 1000 parti all'anno. Così facendo, si raggiungerebbe anche l'obiettivo di centralizzare i parti nelle strutture più sicure. Le donne, infatti, sarebbero portate a scegliere gli ospedali che offrono la parto-analgesia 24 ore su 24. (Una lista dei centri che la garantiscono 24 ore su 24, 7 giorni su 7, realizzata con la collaborazione di O.N.Da, è presente nel portale www.doveecomemicuro.it. Per effettuare la ricerca, basta scrivere nella barra del "cerca" la parola chiave "epidurale" e selezionare la voce "Analgesia epidurale gratuita h 24 7 giorni su 7).

I centri più piccoli, che effettuano meno di mille parti all'anno, invece, andrebbero chiusi: è facile intuire che laddove si fanno 1-2 parti al giorno e un taglio cesareo ogni 3 non può essere  garantita  la qualità delle prestazioni, ma soprattutto non è  assicurata la corretta gestione dell'emergenza materna e neonatale. Chiudere i piccoli punti nascita sarebbe anche un buon modo per liberare risorse preziose. Senza spendere un euro in più si riuscirebbe  ad offrire maggior sicurezza, sia per la mamma che per il bambino, e  la parto-analgesia con epidurale gratuita a coloro che la richiedono.

Che siano le donne, insomma, a scegliere quali ospedali chiudere visto che la politica non ha la forza per farlo.

E le donne lo possono fare informandosi presso gli uffici Urp, controllando quanto viene dichiarato nella  carta dei servizi degli ospedali; scegliendo di partorire nei posti più sicuri, anche se non sempre sotto casa. Abbiamo 9 mesi per scegliere dove partorire, e il tempo necessario durante il travaglio per arrivare nel posto migliore!

 

Quali sono i requisiti minimi affinché un punto nascita possa garantire la parto-analgesia?

Ogni ospedale con più di 1000 parti dovrà organizzarsi in modo da garantire la epidurale. Ciò  si traduce con l'avere a disposizione della sala parto anestesisti preparati in tal senso. Il numero di anestesisti da assumere dipenderà dal volume di parti effettuati ogni anno, perché chi pratica più di 3000 parti all'anno ha esigenze diverse da chi ne fa solo 1000. Sicuramente è necessario implementare gli organici e l'autorizzazione per fare ciò dipende dalle Regioni. Per il resto, si tratta di una questione di organizzazione interna agli Ospedali che fa capo ai Direttori Generali che dovranno essere valutati nella loro funzione anche sulla applicazione di questa procedura dei LEA. Non deve accadere che chi lavora in rianimazione, in sala operatoria o in pronto soccorso debba  lasciare i pazienti per andare a fare una analgesia in sala parto. Dal canto loro gli Anestesisti italiani sono disponibili a trovare soluzioni condivise che garantiscano il diritto alle donne di  partorire senza dolore. Siamo in questo settore fanalino di coda in Europa e nel mondo ed è ora di fare qualcosa.

 

Accade spesso che chi ha richiesto l'epidurale finisce per doverci rinunciare?

Sì, specialmente se si partorisce di notte o nel week-end, quando le guardie anestesiologiche sono ridotte al minimo. In un'indagine SIAARTI, svolta qualche anno fa, è emerso che ben il 41% degli ospedali dichiarano di offrire l'epidurale, ma pochissimi in realtà riescono a garantire la prestazione  24 h su 24, 7 giorni su 7.

 

È una prestazione molto richiesta?

Laddove viene offerta gratuitamente la richiesta aumenta molto rapidamente. Non è assolutamente un problema culturale, non più da tempo. E' un problema organizzativo. Una nota positiva riguarda i cesarei: l'Associazione O.N.Da ha dimostrato che più della metà dei cesarei richiesti dalle donne (soprattutto nei piccoli punti nascita) avviene per paura del dolore del travaglio. Garantendo l'accesso all'epidurale, quindi, si ridurrebbe anche il numero dei cesarei. Anche in questo siamo tra i peggiori in Europa.

 

A proposito del parto con taglio cesareo, le donne devono sapere che si tratta di un intervento chirurgico non scevro di complicanze che predispone a una perdita ematica almeno doppia rispetto a un parto vaginale. E poi "un cesareo tira l'altro", nel senso che quando ne hai fatto uno te lo ripropongono al secondo figlio ed i rischi di complicanze aumentano proporzionalmente. La spiegazione è che il cesareo è un intervento programmabile e veloce, mentre il parto vaginale  richiede un notevole dispendio di energie per la struttura. Purtroppo anche le implicazioni  medico-legali incidono sulla decisione finale di favorire il cesareo rispetto al parto vaginale.

Non è giustificabile, in ogni caso, che alcune piccole strutture arrivino a effettuare un 50-70% di cesarei. Un'alta percentuale si può accettare soli in un centro di riferimento  dove giungono i casi più problematici, ma non in una piccola casa di cura. Per migliorare la situazione bisognerebbe, forse, non riconoscere e quindi non rimborsare i cesarei fatti oltre una certa soglia o che comunque non sono giustificati dalla situazione clinica.

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