A communication strategy and brochure for relatives of patients dying in the ICU.

Backgroud
Cè necessità di una stretta comunicazione con i familiari dei pazienti morenti in T.I.  Questo studio valuta se un format che include un metodo proattivo di colloquio e una brochure  può diminuire il peso  del lutto

Metodo
I familiari di 126 pazienti morenti in 22 T.I. francesi furono assegnati in modo randomizzato al gruppo intervento (format)  o al gruppo controllo (metodo consueto di colloquio di fine-vita)
90 giorni dopo il decesso, i familiari furono intervistati telefonicamente utilizzando “I.E.S.” (Impact of Event Scale,  uno score che va da un punteggio di 0, indicante assenza di sintomi, a un punteggio di 75, indicante sintomi severi correlati al disturbo postraumatico da stress [P.T.S.D.]) e “H.A.D.S.” (Hospital Anxiety and Depression Scale, uno score che va da 0, indicante assenza di di stress, fino a 21, indicante massimo di stress)

Risultati
I familiari assegnati al gruppo intervento con format ebbero colloqui di maggior durata rispetto a quelli assegnati al gruppo controllo (mediana 30 minuti [interquartile range da 19 a 45] vs 20 minuti [interquartile range da 15 a 30]; p ≤0,001) e utilizzarono durante il colloquio più tempo per parlare (mediana 14 minuti [interquartile range da 8 a 20] vs 5 minuti [interquartile range da 5 a 10].
 A 90 giorni, i 56 familiari del gruppo intervento presentavano un valore significativamente inferiore di “I.E.S.”  rispetto ai 52 familiari del gruppo controllo (27 vs 39,  p≤ 0,02) e una minor prevalenza di sintomi correlati al “P.T.S.D.” (45% vs 69%,  p≤ 0,001).  Lo score “H.A.D.S.” mediano fu minore nel gruppo intervento 811 vs 17 nel gruppo controllo,  p≤ 0,004), e sintomi sia di ansietà che di depressione furono entrambi meno prevalenti (ansietà 45% vs 67%,  p≤ 0,02; depressione 29% vs 56%  p≤ 0,003).

Conclusioni
Fornire ai familiari dei pazienti morenti in T.I. una brochure sul lutto e utilizzare un metodo proattivo di strategia comunicativa che includa un colloquio prolungato e più tempo per i  familiari per poter parlare, può ridurre il peso del lutto.

A cura del Dr. PAOLO MALACARNE
Direttore della VI U.O. di Anestesia, Rianimazione e P. S., Ospedale di S. Chiara Pisa.

COMMENTO:

La traduzione dell'opuscolo è stata il più fedele possibile al testo originale, anche quando faceva riferimento a possibilità o situazioni inattuabili in Italia.
Nel trovare un'applicazione nelle nostre terapie intensive, credo molti passi vadano rivisti o addirittura tagliati.
La brochure per i parenti dei pazienti terminali  in Rianimazione , mette in evidenza , così come è articolata, le grandi differenze culturali, nel rapporto medico paziente, tra il nostro paese ed i paesi del nord America o comunque i paesi anglosassoni.
Nella mia esperienza in Australia prima ed in Canada poi, ho potuto constatare come mai , in nessun caso, al paziente venga in alcun modo occultata la diagnosi e quindi la prognosi della sua malattia.
Il paziente neoplastico, o comunque affetto da altre patologie a prognosi infausta, è sempre consapevole delle opzioni terapeutiche e delle possibilità di successo , anche quando queste siano scarse o inesistenti.
Questo fa sì che, sia il paziente stesso, che il suo entourage familiare convivano sin dall'inizio della patologia con l'idea della morte.
Non è raro sentire parlare un paziente terminale della propria malattia in termini molto realistici e crudi, senza false speranze.
Il parlare della morte all'interno della famiglia e con i medici rende questo evento in qualche modo più naturale.
Non voglio affatto dire che nei paesi anglosassoni la morte non sia un processo doloroso, ma molto spesso l'impressione è che venga vissuta come una parte dolente ma ineluttabile della vita, piuttosto che come una catastrofe imprevista.
Gli stessi riti funebri in Nord America, al di là dell'assoluto rispetto di ogni credo religioso, cosa impensabile in Italia, (immagino solo le difficoltà nel reperire un rabbino piuttosto che un Lama al letto del paziente morente) e che di certo riflette un melting pot culturale ancora molto distante da noi, sono nella loro essenza più leggeri e volti al ricordo della persona da viva , piuttosto che alla celebrazione della morte .
Spesso è lo stesso paziente ad esprimere le sue volontà, anche in termini di terapia, penso ad esempio alla possibilità , come esiste in Canada, che il paziente limiti temporalmente la durata della ventilazione meccanica, esprimendo un termine massimo di durata.
Ma tutto questo è reso possibile dalla consapevolezza del paziente circa la propria  reale condizione fisica, che lo rende libero ed orientato nel decidere, cosa che molto di rado accade nelle nostre terapie intensive.

A cura della Dott.ssa Marzia Corini
VI U.O. di Anestesia, Rianimazione e P. S., Ospedale di S. Chiara Pisa.

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa063446 

  • Referenza: N Engl J Med 2007;356:469-78.

  • Autore: Lautrette A, Darmon M, Megarbane B, et al.

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