Decompression illness

Richard D Vann, Frank K Butler, Simon J Mitchell, Richard E Moon

Lancet 2010; 377: 153–64

Department of Anesthesiology and Center for Hyperbaric Medicine and Environmental Physiology, Duke University Medical Center, Durham,NC, USA (R D Vann PhD,Prof R E Moon MD); United States Army Institute of Surgical Research, San Antonio,TX, USA (F K Butler MD);and Department of Anaesthesiology, University of Auckland, Auckland, New Zealand (S J Mitchell FANZCA)
Correspondence to:
Dr Richard D Vann, Box 3823,
Center for Hyperbaric Medicine
and Environmental Physiology,
Duke University Medical Center,
Durham, NC 27710, USA
richard.vann@duke.edu

Decompression illness is caused by intravascular or extravascular bubbles that are formed as a result of reduction in environmental pressure (decompression). The term covers both arterial gas embolism, in which alveolar gas or venous gas emboli (via cardiac shunts or via pulmonary vessels) are introduced into the arterial circulation, and decompression sickness, which is caused by in-situ bubble formation from dissolved inert gas. Both syndromes can occur in divers, compressed air workers, aviators, and astronauts, but arterial gas embolism also arises from iatrogenic causes unrelated to decompression. Risk of decompression illness is affected by immersion, exercise, and heat or cold. Manifestations range from itching and minor pain to neurological symptoms, cardiac collapse, and death. First aid treatment is 100% oxygen and definitive treatment is recompression to increased pressure, breathing 100% oxygen. Adjunctive treatment, including fluid administration and prophylaxis against venous thromboembolism in paralysed patients, is also recommended. Treatment is, in most cases, effective although residual deficits can remain in serious cases, even after several recompressions.

La patologia da decompressione è una sindrome provocata da bolle intra o extravascolari che si formano in conseguenza della riduzione della pressione ambientale (decompressione).
Il termine comprende sia la embolia gassosa arteriosa, nella quale i gas alveolari o emboli gassosi venosi (attraverso sia i vasi polmonari che shunt intracardiaci) vengono introdotti all’interno del circolo arterioso sia la malattia da decompressione, che è provocata dalla formazione in situ, dal gas inerte disciolto nei tessuti, di bolle.
Entrambe le sindromi si possono osservare nei subacquei, negli aviatori, negli astronauti ma la embolia gassosa arteriosa può essere provocata anche da cause iatrogene non correlate con la decompressione.
Il rischio di patologia da decompressione può essere influenzato dalla immersione, dallo sforzo fisico, dal caldo o dal freddo.
Le manifestazioni cliniche variano dal prurito o da dolore lieve fino a sintomi neurologici, collasso cardiaco e morte.
Il trattamento di primo soccorso consiste nella somministrazione di ossigeno normobarico, mentre il trattamento definitivo è la ricompressione terapeutica in camera iperbarica in respirazione di ossigeno al 100%.
Viene fortemente consigliata la somministrazione di fluidi ed anticoagulanti come profilassi per la trombosi venosi profonda in pazienti con paresi o paralisi degli arti inferiori.
La terapia è, nella maggior parte dei casi, efficace anche si qualche caso si ha la persistenza di deficit anche dopo molteplici trattamenti ricompressivi.

Commento  DR MARCO BRAUZZI
Ennesima opera magistrale di Richard MOON in tema di patologia da decompressione. Vengono, sinteticamente ma con estrema efficacia e chiarezza, esposti i principali aspetti del problema. Si pone particolare attenzione agli aspetti relativi alla prevenzione dell’incidente subacqueo con particolare riferimento alla programmazione dell’immersione, alla condizione fisica del subacqueo ed alla presenza di fattori di rischio.
Viene quindi descritta la epidemiologia della patologia da decompressione (DCI) con particolare riguardo alla malattia da decompressione (DCS), da cui emerge il dato, di per sé tranquillizzante, di una incidenza percentuale dello 0,03% sul totale delle immersioni eseguite.
Molto accurata la descrizione della procedura diagnostica nel corso della quale viene evidenziato il fatto che, al momento attuale, non esista un esame strumentale che sia in grado di dare la certezza della diagnosi che, al contrario, è basata al momento attuale sulla clinica e sulla anamnesi.
Nella parte finale del lavoro viene descritto l’intervento terapeutico, basato fondamentalmente sulla ricompressione in camera iperbarica (nel 70% dei casi secondo la tabella 6 US Navy) e sul primo soccorso con somministrazione di ossigeno normobarico e fluidi (in alcuni casi per via orale).
In conclusione è molto importante che tutto il personale medico che opera nei servizi di area critica prenda in considerazione questa diagnosi in presenza di una anamnesi di recente immersione o esposizione in iperbarismo e, se del caso, contatti rapidamente i centri iperbarici.

http://www.thelancet.com/

  • Referenza: Lancet 2010; 377: 153–64

  • Autore: Richard D Vann, Frank K Butler, Simon J Mitchell, Richard E Moon

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