Archivio Minerva Anestesiologica

Open intensive care units: a regional survey about the beliefs and attitudes of healthcare professionals

Febbraio 2010 - Original Articles

Biancofiore G., Bindi L. M., Barsotti E., Menichini S., Baldini S.

Unità di terapia intensiva aperte: un’indagine regionale sulle opinioni e l’atteggiamento del personale sanitario

G. BIANCOFIORE, L. M. BINDI, E. BARSOTTI, S. MENICHINI, S. BALDINI

Scopo. Abbiamo valutato le opinioni ed il livello di accettazione di medici e infermieri di unità di terapia intensiva (ICUs) nei confronti di una ICU aperta, così come la commissione etica regionale ha consigliato di riformare le politiche di visita in ICU, usando questo nuovo approccio.
Metodi. Questa è stata un’indagine descrittiva, trasversale e multicentrica che ha utilizzato il Questionario sulle Opinioni e l’Atteggiamento nei confronti della Visita in ICU inviato alle ICUs nella nostra regione.
Risultati. Sono state invitate un totale di 28 ICUs, e 25 hanno accettato di partecipare a questa indagine; sono stati esaminati 377 infermieri e 230 medici con una percentuale di risposta in generale del 94.4% e dell’84.7%, rispettivamente. Gli infermieri ritengono che una politica di visita aperta sia una violazione della privacy del paziente (P<0.01), una possibile interferenza con le interazioni tra i medici (P<0.01) ed un impedimento ai loro doveri (P<0.05). Differiscono significativamente dai medici in quanto considerano le visite aperte causa di maggiori eventi emodinamici avversi (P<0.05) e di stress fisiologico e psicologico più elevato per il paziente (P<0.05). Per quanto riguarda l’atteggiamento, gli infermieri discordano maggiormente con i seguenti punti: permettere a tutti di visitare il paziente, accettare una politica di visita aperta nella loro unità, dare il controllo della politica di visita al paziente (P<0.01) ed adattare la visita alla cultura e all’etnia del paziente (P<0.0001).
Conclusione. Questo studio sottolinea che, nella nostra regione, i medici sono più liberali e abili rispetto agli infermieri nel “personalizzare” i loro reparti a specifici bisogni psicosociali ed emozionali di pazienti e visitatori.

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