Rassegna stampa

Diritto a non soffrire, ma come?

24-06-2010 - Salute di Repubblica del 22 giugno, pag. 34

Sono passati tre mesi dall'approvazione della legge su oppioidi e cure palliative e c'è ancora molta confusione. L'articolo 7 della legge 38, la più avanzata in materia di cure palliative e terapia del dolore, sancisce una volta per tutte il diritto a non soffrire di ogni cittadino e tutela all'articolo 1 il diritto ad accedere alle terapie antalgiche e alla palliazione. Dallo scorso 15 marzo per ogni paziente ricoverato in ospedale è obbligatorio che il medico e l'infermiere riportino in cartella clinica se ha dolore e la sua intensità.

«Abbiamo la legge che tutti aspettavano, anche per chi non ha un tumore, adesso va attuata - osserva Guido Fanelli, coordinatore della Commissione nazionale terapia del dolore e cure palliative del ministero della Salute - la difficoltà maggiore consisterà nel divulgare questi diritti tra i cittadini. Tutti i settori della medicina sono interessati perché nella legge si parla di dolore come malattia a prognosi infausta che riguarda oltre l'oncologia, la medicina interna, la geriatria, l'osteoarticolare, la neurologia e la pediatria, inserita per la prima volta in Europa all'interno di una legge che prevede il diritto a non soffrire e l'accesso a servizi specifici dei bambini».

A Palazzo Corsini, Firenze, dal 2 al 3 luglio prossimi si terrà la prima iniziativa verso la fase di condivisione e confronto, "Impact 2010", un workshop sulla buona pratica clinica nelle gestione del dolore, alla presenza di politici, ministro della Salute, Istituto superiore di sanità, Agenzia sanitaria nazionale, Aifa, Regioni, più di quaranta società scientifiche e molte aziende farmaceutiche.

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