
Comitato etico SIAARTI | Considerazioni a margine della vicenda di Domenico C.
Si è spento nella mattina di sabato 21 Febbraio 2026 Domenico C., il bambino di due anni e mezzo ricoverato presso l’ospedale Monaldi di Napoli, dove aveva subito a fine dicembre un trapianto di cuore, con impiego però di un organo che, secondo quanto finora emerso, avrebbe presentato un grave deterioramento, verosimilmente intervenuto durante le fasi di trasporto.
Il Comitato Etico della SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) desidera innanzitutto esprimere piena solidarietà e vicinanza ai genitori e alla famiglia del piccolo Domenico, e un sincero ringraziamento ai tanti professionisti della salute che si sono spesi per lui e per la sua famiglia. La necessaria ricerca della verità e l’individuazione degli eventuali errori e responsabilità non devono far dimenticare la competenza e dedizione di tanti medici e infermieri che hanno accompagnato in questi due anni e mezzo un bambino gravemente malato, insieme ai suoi familiari.
La vicenda di Domenico ha profondamente colpito l’opinione pubblica, anche per le complesse questioni etiche che essa solleva. A fronte delle molte posizioni espresse, talora confuse o imprecise, il Comitato Etico della SIAARTI ritiene utile offrire un contributo di riflessione e chiarezza su tre aspetti: 1) la possibilità di sospendere l’ECMO; 2) il ruolo delle cure palliative; 3) l’importanza del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e, al suo interno, della Rete nazionale trapianti.
1. L'ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) è una tecnica di circolazione extracorporea che supporta o vicaria temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni in persone con insufficienza d’organo grave e reversibile, che risulti refrattaria alle terapie convenzionali. È una sorta di “ponte” che serve per superare un momento di grave crisi, guadagnando tempo in attesa di guarigione o di trapianto.
Come per ogni altro mezzo di diagnosi e di cura, anche l’utilizzo dell’ECMO deve rispondere al principio di proporzionalità, che considera l’appropriatezza clinica del mezzo, unitamente alla sua gravosità per la persona malata. Pertanto, è clinicamente ed eticamente doveroso non attivare mezzi di diagnosi o di cura che siano giudicati non proporzionati oppure – se in uso – sospenderli nel momento in cui diventano sproporzionati.
In Italia, tanto i riferimenti di carattere normativo (Legge 219 del 2017)6, quanto quelli di carattere deontologico (Codice di Deontologia Medica della FNOMCeO, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri)7 ed etico (espressi, in particolare, dai documenti della SIAARTI e della SARNePI, e dai pronunciamenti del Comitato Nazionale per la Bioetica)1-5, 8 sono concordi nel riconoscere la centralità di questo principio.
Per tutte queste ragioni, va sostenuto con forza che anche l’ECMO va usato ogniqualvolta sia un mezzo proporzionato e che, una volta attivato, si può e si deve sospendere il suo utilizzo qualora diventi evidentemente sproporzionato. Se il “ponte” non può portare più a nulla, sarebbe insensato proseguire, sia per ragioni di beneficenza sia di giustizia.
Allo stesso tempo, va ricordato che la sospensione di un trattamento (anche di supporto vitale) non coincide in alcun modo con la sospensione delle cure. Ogni persona, infatti, continua a essere curata nel pieno rispetto della sua dignità, ma vengono rimodulati gli obiettivi delle cure in chiave palliativa, per rimuovere o limitare al massimo ogni causa di dolore e sofferenza. Non si parla quindi di “sospensione delle cure” ma – più correttamente – di rimodulazione dei trattamenti.
Anche nel caso dell’ECMO, nonostante le possibili difficoltà psicologiche di tale decisione per i familiari e i curanti, la limitazione/sospensione di un trattamento (anche di supporto vitale) sproporzionato non costituisce la vera causa della morte della persona[1], la quale dipende solamente dalla gravità del quadro patologico sottostante6.
2. Garantire, quando indicato, un approccio palliativo a ogni persona malata e ai suoi familiari è un compito fondamentale della medicina e va attuato in tutte le fasi delle cure e in tutti i contesti di assistenza e cura: in ospedale, sul territorio (ad esempio, negli hospice), a domicilio.
Come previsto anche dalla legislazione vigente (art. 1, comma 10°, Legge 219/2017), competenze palliative di base devono far parte del bagaglio di ogni professionista della salute, perché il controllo del dolore e la gestione della sofferenza vanno sempre garantiti in ogni fase del percorso assistenziale (cure palliative simultanee), anche quando sono in atto cure intensive e si sta perseguendo l’obiettivo di contrastare la malattia. Per la gestione, invece, delle situazioni più complesse, i professionisti della salute possono e devono fare riferimento ad esperti di cure palliative.
Va dunque sostenuto con forza il ruolo fondamentale delle cure palliative anche in Terapia Intensiva, in particolare per tutte le persone giunte alla fine della loro vita. Le cure palliative, dunque, possono e devono accompagnare e integrare le cure intensive, senza configurarsi come un’alternativa a esse.
Serve dunque insistere in direzione di un cambiamento culturale che porti a integrare le cure palliative in tutte le attività di assistenza e cura, ogni qualvolta esse si rendano necessarie e in modo quanto più tempestivo e precoce possibile.
3. La tragica vicenda del piccolo Domenico dimostra paradossalmente la fondamentale importanza di un Servizio socio-sanitario pubblico e universalistico – nel cui alveo si inserisce la Rete nazionale trapianti – fondato sulla fiducia e la solidarietà delle cittadine e dei cittadini.
Al netto dei possibili errori commessi – che andranno opportunamente individuati e comunicati con trasparenza, insieme alle misure per evitarli in futuro – emerge con chiarezza che solo un Servizio sanitario pubblico è in grado di prendersi cura per anni di un piccolo paziente gravemente malato, offrendogli il meglio delle cure oggi a disposizione grazie alle risorse della fiscalità generale, rese disponibili dai cittadini che pagano le tasse.
Nonostante i possibili e gravi errori, ora in via di accertamento, è nostro dovere fare ogni sforzo perché non si spezzi la catena di fiducia e solidarietà alla base del SSN e della straordinaria impresa clinica e sociale costituita dai trapianti. Ne va letteralmente non solo della generosità di tutte quelle persone che ogni giorno fanno la scelta di essere potenziali donatori e di tutte le famiglie che esprimono il consenso alla donazione ma, soprattutto, della vita di tante persone malate in attesa di un organo, e più in generale, della salute di ogni cittadina e cittadino.
Bibliografia citata
1. Gruppo di studio ad hoc della Commissione di Bioetica della SIAARTI. SIAARTI recommendations for the admission and discharge from Intensive Care and for the limitation of treatments in Intensive Care. Minerva Anestesiologica 2003; 69: 101-118.
2. End-of-life care and the intensivist: SIAARTI recommendations on the management of the dying patient. Minerva Anestesioloigica 2006; 72: 927-963.
3. Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. Le cure di fine vita e l’anestesista rianimatore: raccomandazioni per l’approccio alla persona morente (2018). SIAARTI - Le cure di fine vita e l’anestesista rianimatore: raccomandazioni per l’approccio alla persona morente / Docs / Biolaw-pedia / Biodiritto - Biodiritto
4. Società Italiana Anestesia Analgesia Rianimazione Terapia Intensiva (SIAARTI), Italian Resuscitation Council (IRC), Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), Società Italiana Medicina Emergenza Urgenza (SIMEU), Società Italiana Cure Palliative (SICP), Società Italiana Nefrologia (SIN), Associazione Nazionale Infermieri Di Area Critica (ANIARTI), Società Italiana Medicina Generale (SIMG), Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO). Grandi insufficienze d'organo 'end stage' (2013). SIAARTI - Documento “Grandi insufficienze d'organo 'end stage'” / Docs / Biolaw-pedia / Biodiritto - Biodiritto
5. Giannini A, Messeri A, Aprile A, Casalone C, Jankovic M, Scarani R, Viafora C. End-of-life decisions in pediatric intensive care. Recommendations of the Italian Society of Neonatal and Pediatric Anesthesia and Intensive Care (SARNePI). Pediatric Anaesthesia 2008; 18: 1089-95.
6. Legge 22 dicembre 2017, n. 219. Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/1/16/18G00006/sg
7. Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri. Codice di Deontologia Medica (2014), Articolo 16, Procedure diagnostiche e interventi terapeutici non proporzionati.
8. Comitato Nazionale per la Bioetica. Accanimento clinico o ostinazione irragionevole dei trattamenti sui bambini piccoli con limitate aspettative di vita (2020). https://bioetica.governo.it/it/documenti/mozioni/accanimento-clinico-o-ostinazione-irragionevole-dei-trattamenti-sui-bambini-piccoli-con-limitate-aspettative-di-vita/
[1] “Limitation of treatment that is no longer clinically indicated is not intended to bring about the patient’s death; it is on the contrary the obvious consequence of the recognition of the uselessness of these treatments and of their incapability of effectively changing the prognosis and/or quality of life for that patient, together with the will to respect his or her life to the end, avoiding any excess of needless or non-respectful treatment” (Gruppo di studio ad hoc della Commissione di Bioetica della SIAARTI. SIAARTI recommendations for the admission and discharge from Intensive Care and for the limitation of treatments in Intensive Care. Minerva Anestesiologica 2003; 69: 101-118)
