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Fentanyl, Bignami (SIAARTI): «Fondamentale in anestesia, letale fuori dall’ospedale»

Published on July 7, 2026

da onehealthfocus.it

 

Ottanta fiale rubate da una farmacia ospedaliera sono bastate per far scattare un’allerta nazionale. Dopo il furto di fentanyl all’Ospedale Israelitico di Roma, il Governo ha reagito con una serie di misure straordinarie: una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, l’attivazione dei Carabinieri del Nas, un’ispezione ministeriale e una nuova circolare destinata a rafforzare ulteriormente i controlli sulla conservazione, sulla prescrizione e sulla circolazione del farmaco. Nei prossimi giorni è previsto un nuovo tavolo di monitoraggio per verificare l’attuazione del Piano nazionale contro l’uso improprio del fentanyl.

Una risposta così rapida riflette la natura particolarmente preoccupante di questa sostanza: il fentanyl è infatti uno dei farmaci più importanti della moderna anestesia, ma anche uno degli oppioidi più potenti che esistano. Proprio questa duplice natura rende fondamentale distinguere tra il suo impiego clinico, rigorosamente controllato, e l’utilizzo illecito.

Che cosa è successo all’Ospedale Israelitico

Foto LaPresse

Il furto riguarda 80 fiale custodite nella farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma. Secondo quanto comunicato dal Governo, il quantitativo sottratto sarebbe potenzialmente sufficiente a confezionare fino a circa 20 mila dosi destinate al consumo illecito. L’episodio ha portato all’apertura di un’indagine della Procura di Roma e all’avvio di accertamenti da parte dei Nas, mentre il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione per verificare eventuali responsabilità e il rispetto dei protocolli di custodia previsti per i medicinali ad alto rischio.

Perché il Ministero ha emanato una nuova circolare

Il fatto non è stato considerato un episodio isolato. Proprio per questo il Ministero della Salute ha annunciato una nuova circolare rivolta a Regioni, aziende sanitarie e operatori del settore per rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza sulla gestione del fentanyl. Il documento richiama la necessità di intensificare i controlli sulle prescrizioni, sulla conservazione e sulla tracciabilità del farmaco, con particolare attenzione ai possibili casi di “diversione”, cioè il passaggio illecito di medicinali dal circuito sanitario a quello criminale.

La circolare si inserisce nel solco del Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio del fentanyl e degli altri oppioidi sintetici, già avviato nel 2024, che prevede il monitoraggio delle prescrizioni anomale, il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica e una maggiore collaborazione tra Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Regioni, Nas e forze dell’ordine. L’obiettivo è duplice: garantire la disponibilità di un farmaco indispensabile per la pratica clinica e, allo stesso tempo, impedire che possa alimentare circuiti di consumo illecito.

Un farmaco essenziale per l’anestesia moderna

Nonostante la notorietà acquisita negli ultimi anni per la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti, il fentanyl nasce come farmaco salvavita. Sviluppato dal chimico belga Paul Janssen alla fine degli anni Cinquanta e introdotto nella pratica clinica nel 1959, è un oppioide sintetico circa cento volte più potente della morfina. Proprio questa elevata potenza consente agli anestesisti di ottenere un efficace controllo del dolore utilizzando dosi estremamente ridotte.

«Il fentanyl è un farmaco oppioide molto potente che viene utilizzato nella pratica clinica soprattutto nella gestione dell’anestesia generale, grazie alle sue caratteristiche di analgesico», spiega in esclusiva a One Health la professoressa Elena Bignami, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (SIAARTI), Direttore della 2ª Anestesia e Rianimazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e docente all’Università di Parma.

«L’anestesia generale si basa principalmente su tre componenti farmacologiche: un ipnotico, che induce il sonno deprimendo il sistema nervoso centrale; un analgesico, che controlla il dolore provocato dalle manovre chirurgiche e anestesiologiche, come ad esempio l’intubazione; e un bloccante neuromuscolare, che serve a impedire la trasmissione neuromuscolare durante l’intervento. Il fentanyl svolge il ruolo di analgesico ed è, quindi, uno dei farmaci fondamentali dell’anestesia moderna, anche se oggi disponiamo di tecniche e farmaci che ci consentono di utilizzarne il quantitativo minimo indispensabile. Può essere impiegato anche come antidolorifico, anche se non è l’oppioide più utilizzato in questo ambito», aggiunge.

Ma fuori dall’ospedale può diventare letale

La stessa caratteristica che rende il fentanyl così efficace all’interno del perimetro ospedaliero ne fa una sostanza estremamente pericolosa quando viene utilizzata per le strade.

«Il suo effetto analgesico è molto potente: il dosaggio viene misurato in gamma, e non in milligrammi, ed è circa cento volte più potente della morfina – spiega ancora Bignami. Come tutti gli oppioidi, oltre all’effetto antidolorifico, può provocare insufficienza respiratoria, perché agisce direttamente sui centri cerebrali che regolano il respiro. Il principale effetto collaterale è quindi l’apnea: la persona smette di respirare e, se non viene soccorsa tempestivamente, va incontro a insufficienza respiratoria. La mancanza di ossigeno determina uno stato di ipossia cellulare che può rapidamente evolvere fino all’exitus».

Per questo motivo, la presidente SIAARTI invita a distinguere nettamente tra uso clinico e uso illecito e voluttuario: «In ospedale il fentanyl viene utilizzato a dosaggi estremamente bassi, calibrati per ottenere esclusivamente l’effetto terapeutico necessario. Sappiamo esattamente quale molecola stiamo somministrando, in quale quantità e in quali condizioni. Il paziente viene monitorato costantemente in un ambiente protetto e il farmaco viene impiegato sotto il controllo di anestesisti esperti».

All’esterno del circuito sanitario, invece, la situazione cambia completamente: «Non è possibile sapere con certezza quale sostanza venga realmente assunta, quale sia la concentrazione del principio attivo né con quali altre sostanze possa essere stata eventualmente miscelata. Questa incertezza rappresenta uno dei principali fattori di rischio e rende l’assunzione particolarmente pericolosa».

Il fattore tempo è decisivo

Quando una persona arriva in pronto soccorso dopo aver assunto fentanyl o altri oppioidi, «La priorità assoluta è garantire il supporto delle funzioni respiratorie» continua la professoressa. «Il problema principale è, infatti, la carenza di ossigeno e il contemporaneo accumulo di anidride carbonica, che può provocare il cosiddetto coma ipercapnico. Il paziente viene quindi assistito dal punto di vista ventilatorio, riceve ossigeno e, nei casi più gravi, può rendersi necessaria l’intubazione orotracheale e la ventilazione meccanica, soprattutto se è in coma o ha perso conoscenza. Successivamente, occorre cercare di capire quale sostanza sia stata effettivamente assunta».

Esiste anche un antidoto specifico per gli oppioidi, ma spesso il quadro clinico è complicato dalla contemporanea assunzione di più sostanze: «Nella pratica clinica è raro che una persona abbia assunto esclusivamente oppioidi: molto spesso vi è una poliassunzione di sostanze, circostanza che rende il trattamento più complesso. Esiste un antidoto specifico per gli oppioidi, ma la sua somministrazione deve essere inserita in un percorso diagnostico e terapeutico che tenga conto di tutte le sostanze eventualmente coinvolte. Anche in questi casi, il fattore tempo è determinante. È fondamentale capire se il paziente arriva in ospedale già in arresto cardiaco oppure se presenta soltanto un arresto respiratorio, perché quest’ultimo può evolvere molto rapidamente in arresto cardiaco. Un intervento tempestivo aumenta significativamente le possibilità di successo del trattamento».

L’Italia non è gli Stati Uniti

Il nome del fentanyl richiama inevitabilmente la crisi degli oppioidi che negli ultimi anni ha provocato decine di migliaia di morti negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo gli esperti, il contesto italiano è profondamente diverso. Nel nostro Paese il farmaco è sottoposto a un sistema di prescrizione e distribuzione particolarmente rigoroso, mentre il consumo illecito rimane, almeno finora, molto più contenuto rispetto al Nord America.

Anche l’Istituto Superiore di Sanità, commentando il furto delle fiale all’Ospedale Israelitico, ha definito l’episodio «un fatto molto grave» che richiede la massima attenzione, ma ha invitato a non alimentare inutili allarmismi. Il fentanyl resta infatti un farmaco essenziale per l’anestesia, la terapia intensiva e la terapia del dolore e continua a essere utilizzato ogni giorno in sicurezza all’interno degli ospedali italiani. L’obiettivo delle istituzioni è proprio quello di evitare che episodi come quello di Roma possano rappresentare un punto di ingresso per fenomeni già osservati in altri Paesi.

Nessun allarme per chi riceve il farmaco in ospedale

Elena Bignami

Proprio per evitare che il caso di Roma alimenti timori ingiustificati tra i pazienti, SIAARTI ribadisce un concetto fondamentale: il fentanyl utilizzato negli ospedali è un farmaco sicuro quando impiegato secondo le indicazioni cliniche.

«Come presidente della SIAARTI mi sento di rassicurare i cittadini – conclude la dottoressa Bignami –: l’utilizzo del fentanyl negli ospedali è sicuro, consapevole e rigorosamente controllato. Viene impiegato come analgesico, non come sostanza ad azione allucinogena o per altri scopi. Le dosi utilizzate sono attentamente calcolate, non determinano dipendenza e vengono somministrate esclusivamente quando vi è una precisa indicazione clinica, sempre sotto monitoraggio continuo.

Il fentanyl è utilizzato in anestesia da molti decenni. Si tratta di un farmaco sviluppato proprio per garantire un potente controllo del dolore con dosaggi estremamente ridotti rispetto alla morfina, caratteristica che ne ha fatto uno degli strumenti più importanti a disposizione dell’anestesista moderno».

C’è un’immagine che resta, alla fine di questa vicenda. Lo stesso ingegno che ha permesso di sviluppare un farmaco indispensabile per l’anestesia moderna e per la terapia del dolore è anche quello che, negli anni, ne ha fatto un uso distorto e criminale. È una storia che si ripete. Le scoperte sulla radioattività hanno aperto la strada alla medicina nucleare, salvando milioni di vite, ma anche alla costruzione della bomba atomica, devastandone molte di più. E la più recente intelligenza artificiale, che promette di rivoluzionare la diagnosi, la ricerca e la cura delle malattie, ma che può essere utilizzata anche per manipolare persone e informazioni. La scienza mette a disposizione gli strumenti. È l’uomo, ogni volta, a decidere come usarli. Ecco perché proteggerne il corretto impiego significa proteggere, prima di tutto, la salute delle persone.