In memoriam: dott. Ettore Melai

Published on September 2, 2026

SIAARTI si unisce con profondo cordoglio al dolore della famiglia, degli amici e dei colleghi per la scomparsa del dott. Ettore Melai, anestesista rianimatore, venuto a mancare il 1° settembre 2026.

Professionista di grande competenza e punto di riferimento per l’Area Vasta Toscana Nord Ovest e non solo, il dott. Melai aveva legato una parte importante della propria attività all’Ospedale Versilia, dove aveva assunto la direzione dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione, per poi diventare, nel 2023, direttore della UOC Anestesia e Rianimazione di Pronto Soccorso dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana.

Nel ricordarlo, il prof. Francesco Forfori, il dott. Giovanni Sbrana e il dott. Alessandro Simonini, colleghi e amici, affidano a SIAARTI queste parole:

«Ettore era un collega brillante, capace, entusiasta, dotato di competenze fuori dal comune, ma ciò che più resterà in chi ha avuto la fortuna di lavorare al suo fianco è il modo in cui ha vissuto la professione e, insieme, la propria malattia.

Era una persona riservata, seria, profondamente onesta, un collega vero, che preferiva far parlare i fatti, il lavoro quotidiano e la presenza costante. Ha vissuto l’Anestesia e Rianimazione con una dedizione autentica e senza riserve, con abnegazione, rigore e profondo rispetto per la nostra disciplina.

Non si è mai risparmiato. Ha continuato a lavorare anche quando sarebbe stato comprensibile e naturale fermarsi, mettendo fino agli ultimi giorni le proprie capacità al servizio dei pazienti e dei colleghi. Lo abbiamo visto ancora in shock room, pochi mesi fa, impegnato nella gestione di un paziente con la determinazione e la dedizione di sempre. La malattia lo provava duramente, ma non gli aveva tolto l’entusiasmo, il senso del dovere, la voglia di esserci.

Forse proprio il mestiere dell’anestesista rianimatore, fatto ogni giorno di capacità di adattarsi, affrontare l’imprevisto e trovare soluzioni anche nelle situazioni più difficili, racconta qualcosa del modo in cui Ettore ha affrontato anche i problemi che riguardavano lui personalmente: con lucidità, concretezza e una forza straordinaria.

È stato un esempio per tanti colleghi, giovani e meno giovani. Non soltanto per la sua competenza professionale e per il ruolo di responsabilità che ricopriva alla guida di un Pronto Soccorso di altissimo livello, ma per la sobrietà, la solidità sul campo, la gentilezza e la premura che riusciva a conservare anche dentro una professione che spesso ci costringe a muoverci rapidamente tra mille urgenze e situazioni complesse.

Di Ettore vogliamo ricordare anche questo: la capacità di mostrare, con il proprio modo di vivere, quanto la vita possa essere preziosa in tutte le sue forme. Ha combattuto con una forza incredibile contro una malattia incurabile senza mai tirarsi indietro dai propri doveri di medico, di direttore e di padre di due bambini.

C’è un’immagine che più di altre lo restituisce per quello che era. Incontrarlo la mattina presto, alle sei, e sentirsi chiedere da lui, con il sorriso sulle labbra, “come va?”, ricevere una pacca sulla spalla e sentirgli dire “forza, che ce la facciamo” e poi “ci vediamo dopo al lavoro”. È successo fino agli ultimissimi giorni. Era lui, quello che stava affrontando la prova più difficile, a trovare ancora la forza di incoraggiare gli altri.

Anche nell’ultimo saluto aveva quella stessa espressione gentile e quella serenità che non lo hanno mai abbandonato. Per noi resteranno una lezione e un esempio: la testimonianza di come si possa attraversare la sofferenza, e persino confrontarsi con la morte, continuando a essere profondamente se stessi.

Di lui restano la sobrietà, la solidità, il ricordo limpido di un compagno di strada serio e affidabile.

È così che vogliamo ricordare Ettore: come medico, collega, amico e padre, ma soprattutto come un uomo che, fino alla fine, ha saputo amare la vita e le persone che gli stavano accanto.»

Prof. Francesco Forfori
Dott. Giovanni Sbrana
Dott. Alessandro Simonini