Fentanyl: tra allarme sociale e uso terapeutico, il contributo di SIAARTI

Published on March 17, 2025

Negli ultimi giorni, diverse inchieste giornalistiche hanno acceso i riflettori sul fentanyl, una molecola al centro di un acceso dibattito pubblico per il suo utilizzo sia in ambito medico che nel mercato illecito delle sostanze stupefacenti. Anche la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) ha preso parte a questa discussione, fornendo un contributo scientifico essenziale attraverso la voce della prof.ssa Silvia Natoli, Responsabile dell'Area culturale Dolore e Cure Palliative SIAARTI.

Nell'inchiesta pubblicata su Quotidiano Nazionale dal titolo "Incubo Fentanyl: negli Usa dilaga, l’Italia alza la guardia", a cura della giornalista Rita Bartolomei, la prof.ssa Natoli ha chiarito un aspetto fondamentale: distinguere tra l'uso voluttuario e l'uso terapeutico di questa molecola, troppo spesso confusi nel dibattito mediatico.

L’uso medico del Fentanyl

Come sottolineato dalla prof.ssa Natoli:

"Mi chiede se si possa diventare tossicodipendenti dopo un intervento chirurgico? Assolutamente no, questo è proprio da escludere. Esiste un uso legittimo del Fentanyl, oppiaceo di sintesi che ha sicuramente cambiato la gestione delle anestesie generali e ha permesso di rendere più sicuri gli interventi. Ancora adesso è un farmaco necessario e al momento non sostituibile, sia in sala operatoria sia nel trattamento del dolore cronico, in alcuni casi”. Anche se “si sta andando verso l’utilizzo di quella che chiamiamo analgesia multimodale, quindi più farmaci che agiscono su target diversi per ridurre o addirittura in alcuni casi abolire l’utilizzo intra operatorio di oppiacei. Ma non sempre si può fare. In medio stat virtus. Il Fentanyl è uno degli strumenti, se io penso che debba essere l’unico sto facendo un errore. Non dobbiamo essere talebani, non dobbiamo demonizzare questa molecola. Sicuramente possiamo porci come obiettivo in determinate chirurgie quello di ridurre il consumo di oppiacei. Ma non per un potenziale abuso. Il grosso fraintendimento è che l’oppiaceo usato in ospedale possa innescare questo. Non esiste”.

Se da un lato la diffusione illecita del fentanyl rappresenta un problema di salute pubblica, dall’altro il suo impiego controllato in ambito ospedaliero e terapeutico rimane essenziale per la gestione del dolore e delle anestesie. La tendenza della comunità scientifica è quella di orientarsi verso strategie multimodali per ridurre il ricorso agli oppioidi, ma senza demonizzare farmaci che, se utilizzati in modo appropriato, restano strumenti fondamentali della pratica clinica.

SIAARTI ribadisce il proprio impegno nel fornire un’informazione basata su evidenze scientifiche, contribuendo a un dibattito pubblico consapevole e privo di fraintendimenti.