Arresto cardiaco: una patente per salvare vite. L’appello dei Presidenti di SIMEU, IRC, SIAARTI, GISE e SIN: «Una pietra miliare per la nostra nazione, dal punto di vista sociale, etico e civile»

Published on May 6, 2025

da onehealthfocus.it

Ogni anno in Italia oltre 60mila persone perdono la vita per arresto cardiaco, una ogni 8 minuti. Per invertire questa rotta, le principali società scientifiche italiane dell’emergenza chiedono di rendere attuativo l’iter legislativo, attualmente in discussione, che prevede l’insegnamento del corso BLS-D in occasione del conseguimento della patente di guida e ad ogni rinnovo. Il risultato, spiegano Alessandro Riccardi (SIMEU), Andrea Scapigliati (IRC), Elena Giovanna Bignami (SIAARTI), Francesco Saia (GISE), Alessandro Padovani (SIN), intervistati in esclusiva, sarebbe sorprendente: ogni cittadino diventerebbe un potenziale soccorritore
 
di Irene Perfetti  012 Min Lettura
 

In caso di arresto cardiaco, la tempestività non è solo importante: è tutto. Ogni minuto che passa senza intervento abbassa drasticamente le possibilità di sopravvivenza. Ed è proprio sulla velocità e sull’efficacia della risposta che oggi si gioca una delle più grandi sfide sanitarie.

I numeri dell’arresto cardiaco e il ritmo salvavita

Ogni giorno in Italia circa 180 persone perdono la vita a causa di un arresto cardiaco: significa una ogni 8 minuti. Moltiplicando il numero per 365, il risultato che ne esce è sconcertante: sono circa 60mila i casi ogni anno solo nel nostro Paese. Un dato tanto impressionante quanto silenzioso, reso ancor più grave se consideriamo che la sopravvivenza a questo evento si ferma solo all’8%. Eppure, le manovre di rianimazione cardiopolmonare e l’uso tempestivo del defibrillatore potrebbero triplicare le probabilità di salvezza, arrivando fino al 70% se applicate entro i primi 3-5 minuti. 

Si impone, quindi, quasi con prepotenza, una riflessione: siamo pronti a reagire? Persino il ritmo delle compressioni toraciche ha il suo promemoria musicale: “Ah, ha, ha, ha, stayin’ alive, stayin’ alive…”. È una delle hit più celebri degli anni ‘80, “Staying Alive” dei Bee Gees, ma è anche quello che può salvare una vita. Tra i 100 e i 120 battiti al minuto: la stessa frequenza che dovrebbe avere un massaggio cardiaco efficace in caso di arresto. Una metrica vitale, non solo musicale.

L’idea del dottor Costantino

Qualche giorno fa il cardiologo Fabio Costantino è stato intervistato per la rubrica Medicina 33 del Tg2, e ha lanciato un’idea – tanto semplice quanto geniale – “Più formi, più salvi”. Perché non prevedere l’insegnamento del corso BLS-D ai giovani in occasione del conseguimento della patente di guida? In poco tempo, l’Italia si doterebbe di un vero e proprio esercito di uomini e donne in grado di salvare vite.

Un momento dell’arresto cardiaco di Bove durante la partita Fiorentina-Inter

«Il primo dicembre del 2024, durante la partita Fiorentina-Inter, il 22enne Edoardo Bove ha avuto un malore. Fortunatamente, è stato soccorso immediatamente: in soli 13 minuti si trovava già su un letto della sala rossa del pronto soccorso dell’ospedale Careggi. Una gestione ideale dell’arresto cardiaco. La realtà, purtroppo, è un’altra cosa. Cosa sarebbe successo se il calciatore si fosse trovato da un’altra parte, come un bar, un cinema, o un ristorante? Nell’arresto cardiaco è vitale intervenire nei primi 5 minuti. Noi operatori, da soli, non ce la possiamo fare. Solo grazie all’aiuto dei cittadini possiamo vincere la battaglia della vita. L’idea consiste nel fare il corso BLS-D prima di conseguire la patente di guida e al momento del rinnovo, fino al compimento dei 60 anni. Una patente per salvare la vita. Sono circa 39 milioni le patenti attive in Italia, e almeno 30 milioni di persone saranno in grado di salvare una vita».

Il mondo dell’emergenza italiana fa fronte comune

Ed ecco che il mondo dell’emergenza italiana, rappresentato dalle principali società scientifiche del settore, ha lanciato un appello congiunto. SIAARTI, SIMEU, GISE e SIN si sono unite, ribadendo la necessità urgente di rendere attuativo l’iter legislativo, attualmente in discussione, che prevede proprio l’insegnamento del corso BLS-D in occasione del conseguimento della patente di guida e ad ogni rinnovo.

Una misura che rappresenterebbe – come dichiarano le società scientifiche – «una pietra miliare per la nostra nazione, dal punto di vista sociale, etico e civile. Il progetto Cardiosecurity Italia ha già dimostrato quanto sia possibile coinvolgere il mondo laico in una battaglia di salute pubblica cruciale come quella contro l’arresto cardiaco, definito l’emergenza delle emergenze. Chiediamo pertanto ai Signori Ministri e al Presidente del Consiglio dei Ministri di impegnarsi personalmente affinché questo traguardo epocale venga raggiunto al più presto».

“Quando il cittadino non è formato, la catena del soccorso si spezza”: le parole di Riccardi (SIMEU)

Purtroppo, talvolta, la tempestività non basta: occorre anche una catena del soccorso solida, in cui ogni anello sia formato e consapevole del proprio ruolo. Il punto di vista di Alessandro Riccardi, presidente SIMEU (Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza) è chiaro: senza cittadini formati, il soccorso perde efficacia fin dai primi istanti.

Alessandro Riccardi

«L’esperienza diretta dei professionisti SIMEU, che operano in prima linea nell’emergenza-urgenza, dimostra con chiarezza quanto sia determinante un primo intervento efficace da parte del cittadino testimone di un arresto cardiaco. Non si tratta solo di eseguire correttamente le manovre salvavita, ma anche di saper comunicare con lucidità con i servizi di emergenza. Quando il cittadino non è formato, la catena del soccorso si spezza: le informazioni risultano confuse, l’intervento parte in ritardo e, spesso, in modo inefficace – con gravi conseguenze per la vittima.

SIMEU è da tempo impegnata nella promozione di una cultura diffusa del soccorso. In passato, insieme a FNOMCeO, SIMEUP e al Ministero della Salute, abbiamo contribuito allo sviluppo dell’app e del sito “Salva una Vita”, strumenti pensati per avvicinare anche i cittadini laici al primo soccorso. Sosteniamo quindi con convinzione questo nuovo progetto che mira a rendere capillare la formazione BLS-D, anche attraverso occasioni strategiche come la scuola e il conseguimento della patente.

I dati internazionali ci confermano la validità di questa strada: uno studio danese pubblicato su Resuscitation nel 2017 ha dimostrato che un intervento precoce con BLS-D triplica la probabilità di sopravvivenza senza esiti neurologici. Il risultato è stato possibile grazie a una campagna nazionale che ha coinvolto la popolazione intera, trasformando i cittadini in primi soccorritori consapevoli. L’Italia ha tutte le potenzialità per seguire lo stesso modello: serve solo la volontà di investire, con continuità, nella formazione diffusa».

“In caso di arresto cardiaco, le manovre sono poche, semplici, ma decisive”: lo spiega Scapigliati (IRC)

A questa visione si affianca quella del presidente IRC (Italian Resuscitation Council) Andrea Scapigliati, che insiste sull’importanza di riconoscere i sintomi e agire senza paura, anche con strumenti minimi ma essenziali.

Andrea Scapigliati

«Per salvare una vita in caso di arresto cardiaco serve che chi si trova accanto alla vittima riconosca tempestivamente la situazione e non abbia timore di intervenire. Le manovre di primo soccorso sono poche, semplici, e decisive: chiamare i soccorsi, iniziare subito le compressioni toraciche e utilizzare, appena possibile, un defibrillatore.

Affinché ciò avvenga, serve una popolazione formata, consapevole e pronta ad agire. Per questo, come IRC, stiamo lavorando da tempo per portare i corsi BLS-D nelle scuole: è lì, durante il percorso scolastico, che possiamo intercettare i cittadini di domani. Un’altra occasione chiave è rappresentata dalla patente di guida. Sono due momenti, scuola e patente, che accomunano la maggior parte della popolazione e rappresentano quindi snodi fondamentali per promuovere la formazione capillare. Una regolamentazione che renda strutturale e diffusa questa opportunità formativa rappresenta una scelta strategica. È ciò che già accade con successo in Paesi come la Danimarca, da tempo modello di riferimento per la cultura del soccorso.

Purtroppo, oggi, lo scenario più comune è che la persona accanto alla vittima non sia formata. La legge 116/2021 ha introdotto strumenti per colmare questo vuoto, prevedendo, ad esempio, che l’operatore del 112 sia preparato a riconoscere la situazione e guidare il soccorritore passo dopo passo. Ma stiamo andando oltre: le tecnologie ci permettono ora di localizzare in tempo reale il defibrillatore più vicino e, in alcuni casi, di attivare anche volontari registrati tramite app che possono intervenire rapidamente. Anche piccoli dettagli possono fare la differenza: la frequenza ottimale del massaggio cardiaco, tra i 100 e i 120 colpi al minuto, può essere scandita da un metronomo fornito direttamente dall’operatore del 112 o ricordata con l’ausilio di canzoni, come Staying Alive dei Bee Gees, che hanno proprio quel ritmo.

Ogni secondo è prezioso. Diffondere conoscenza, ridurre la paura di intervenire, offrire strumenti chiari e accessibili: questa è la vera emergenza culturale che dobbiamo affrontare».

“L’importanza del fattore tempo nella prognosi”: l’appello di Bignami (SIAARTI)

A prendere la parola, poi, la professoressa Elena Giovanna Bignami, presidente SIAARTI (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva), che sottolinea il legame tra intervento precoce e prognosi in terapia intensiva, mostrando come pochi secondi possano influenzare un intero percorso clinico.

Elena Giovanna Bignami

«Abbiamo aderito con convinzione a questo progetto fin dal primo momento. SIAARTI si occupa tanto della rianimazione in fase acuta, con l’applicazione delle manovre BLS-D, quanto del supporto degli organi vitali nella fase cronica, quando il paziente è ricoverato in terapia intensiva. Sappiamo bene quanto sia cruciale iniziare le manovre salvavita immediatamente, nei primi istanti successivi all’evento. Un arresto cardiaco interrompe la contrazione del cuore, azzera la pressione arteriosa e impedisce al sangue di raggiungere organi vitali. In quei momenti, la differenza la fa chi è vicino alla vittima: non serve una diagnosi, serve riconoscere il malore e iniziare subito il massaggio cardiaco.

Per noi medici, il decorso del paziente in terapia intensiva cambia radicalmente se qualcuno ha agito nei primi minuti. Anche se il cuore riparte, è la tempestività dell’intervento a determinare la prognosi neurologica. Il disegno di legge promosso dal dottor Costantino è un’idea tanto semplice quanto geniale. Le cause più comuni di arresto cardiaco includono infarti e traumi: agire subito può salvare una vita.

Come società scientifica, vogliamo metterci a disposizione della popolazione, soprattutto di quella laica. I sanitari sono pochi rispetto ai più di 60 milioni di italiani: se ciascuno di noi sapesse cosa fare, potremmo cambiare il destino di molte persone. Dobbiamo costruire una società non solo capace di eseguire le manovre salvavita, ma anche consapevole del valore della formazione e dell’informazione. In Italia, purtroppo, manca una vera cultura della prevenzione: pensiamo sempre che certe cose riguardino gli altri e, allo stesso tempo, siamo ipocondriaci, affetti da una paura irrazionale della malattia, della sofferenza, del soccorso. Ecco perché questa proposta non è solo utile: è necessaria».

“Senza persone formate, anche i migliori strumenti restano inutilizzati”: il commento di Saia (GISE) 

La diagnosi e la tecnologia non bastano, se non è stato eseguito un primo soccorso efficace: lo spiega il presidente GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica) Francesco Saia. La medicina, infatti, incontra dei limiti, in assenza di un intervento tempestivo.

«Quella in discussione è un’iniziativa di grande valore civile e sanitario. Da anni si parla della necessità di rafforzare il primo soccorso in caso di arresto cardiaco, un’emergenza tempo-dipendente nella quale i primissimi minuti sono decisivi. Purtroppo, l’attenzione pubblica si riaccende solo in occasione di casi eclatanti, come il malore di uno sportivo. Ma l’arresto cardiaco può colpire ovunque, anche in persone apparentemente sane. Per questo servono due azioni complementari: aumentare la presenza dei defibrillatori – in particolare nei luoghi ad alta frequentazione, come previsto dalla legge 116/2021 – e soprattutto formare i cittadini. Senza persone formate, anche i migliori strumenti restano inutilizzati.

Un momento dell’arresto cardiaco di Bove durante la partita Fiorentina-Inter

Le manovre di rianimazione di base sono semplici e possono essere apprese da chiunque. Legare l’apprendimento del BLS-D a un momento condiviso e trasversale come il conseguimento della patente è un’idea intelligente e potenzialmente rivoluzionaria. Il mio sostegno, e quello di GISE, al progetto del dottor Costantino è totale: le idee efficaci vanno sostenute con forza.

Francesco Saia

Come cardiologi interventisti, riceviamo spesso in sala di emodinamica pazienti colpiti da infarto acuto, talvolta complicato da arresto cardiaco. In questi casi, l’intervento immediato può salvare la vita. Se il cuore può essere sostenuto con dispositivi avanzati come l’ECMO, ciò che condiziona in modo più drammatico la prognosi è il danno cerebrale: il cervello, più del cuore, tollera male l’assenza di ossigenazione. Bastano cinque minuti senza rianimazione per causare danni irreversibili. Abbiamo avuto pazienti rianimati correttamente da passanti, familiari o colleghi di lavoro che, pur arrivando in ospedale anche dopo trenta minuti, sono sopravvissuti con esiti neurologici minimi. Al contrario, abbiamo assistito a casi in cui la mancata rianimazione precoce ha portato a morte cerebrale nonostante il cuore fosse ripartito.

Per questo, diffondere la conoscenza delle manovre BLS-D è un dovere collettivo. Riconoscere i segni vitali, iniziare il massaggio cardiaco, utilizzare correttamente un defibrillatore automatico: sono gesti semplici, ma possono segnare la differenza tra la vita e la morte. Non c’è tempo da perdere».

“La salute pubblica e la tutela della vita devono essere priorità condivise da tutti noi”: parola di Padovani (SIN)

Si aggiunge al coro dei professionisti dell’emergenza-urgenza anche Alessandro Padovani, presidente SIN (Società Italiana di Neurologia), che sottolinea il valore educativo e civico di una misura che guarda ai giovani come protagonisti del cambiamento.

Alessandro Padovani

«Riteniamo che questa proposta rappresenti un’opportunità storica per promuovere una cultura di responsabilità civica e di prevenzione, soprattutto tra i giovani, che sono il nostro futuro. La formazione di base al primo soccorso può fare la differenza tra la vita e la morte e coinvolgere i cittadini fin dalla giovane età è un passo decisivo per aumentare le probabilità di salvataggio in situazioni di emergenza.

Siamo convinti che più formazione significhi più salvezza, e per questo sosteniamo con entusiasmo l’appello al Governo affinché si attui rapidamente questo iter legislativo, così che il nostro Paese possa essere più sicuro e più pronto a rispondere alle emergenze cardiache. La salute pubblica e la tutela della vita devono essere priorità condivise da tutti noi».

Arresto cardiaco: il cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno

Un coro unanime, autorevole e fermo, che chiede di trasformare una misura tecnica in scelta politica prioritaria, una responsabilità collettiva in abitudine culturale. Perché nelle emergenze, spesso, a fare la differenza non è un medico, ma una persona comune. Un vicino. Un passante. Un compagno di scuola. E la vita, in quel momento, può dipendere da lui.