La sanità è responsabile di circa il 5% delle emissioni di gas serra di origine antropica, il doppio di quelle prodotte dal trasporto aereo. Le sale operatorie, in particolare, rappresentano uno degli ambienti a maggiore impatto. In questo contesto, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), sotto la presidenza di Elena Giovanna Bignami, ha assunto un ruolo guida.
Le cinque raccomandazioni green
Nell’ambito della campagna Green Choosing Wisely promossa da Slow Medicine, SIAARTI ha pubblicato cinque raccomandazioni per rendere più sostenibili le attività anestesiologiche. Un modello di riferimento per l’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nel settore sanitario.
Roberta Monzani, segretaria scientifica della Società e anestesista all’Humanitas Research Hospital di Rozzano, sottolinea come queste proposte rappresentino «un’analisi di percorso del nostro paziente, cercando di toccare tutti gli step di assistenza, presa in carico, cura e sicurezza». L’anestesista è una figura trasversale e completa, che conosce a fondo la fisiologia e le patologie. «Il nostro ruolo non può più limitarsi alla sala operatoria, ma deve estendersi lungo tutto il percorso del paziente».
Dire addio ai gas più inquinanti
La prima raccomandazione riguarda l’abbandono di anestetici ad alto potenziale di riscaldamento globale, come desflurano e protossido di azoto. «In molti ospedali il protossido era già stato dismesso» racconta Monzani. «Nel nostro caso abbiamo valutato le necessità cliniche e lasciato l’utilizzo in casi molto specifici tramite bombole, evitando l’uso centralizzato e riducendo i costi».
Il desflurano, pur essendo efficace, ha un impatto ambientale più di 2.500 volte superiore alla CO2 e verrà vietato nell’Unione Europea a partire dal 2026. L’obiettivo non è solo eliminare questi agenti per motivi ecologici, ma anche promuovere un uso più razionale dei farmaci anestetici in base al contesto clinico e al tipo di paziente. «Come abbiamo fatto per il protossido, possiamo valutare se esistono ambiti specifici in cui l’utilizzo del desflurano rimane clinicamente indispensabile» evidenzia Monzani, sottolineando l’importanza di un approccio equilibrato tra efficacia terapeutica e sostenibilità ambientale.
Ridurre i flussi di gas freschi
«Ventilare con meno litri di gas è possibile e anche clinicamente corretto» afferma Monzani. Utilizzare bassi flussi, circuiti chiusi e la minima concentrazione di ossigeno utile è una scelta che riduce l’impatto ambientale e migliora la sicurezza del paziente. «Anche l’ossigeno ha un costo ambientale: razionalizzarne l’uso è un dovere».
Tecniche e materiali sostenibili
La terza raccomandazione invita a preferire tecniche come l’anestesia locoregionale, quando applicabile, e a evitare device poco sostenibili. «I farmaci somministrati per un’anestesia endovenosa vengono eliminati con le urine e finiscono nelle acque reflue. Abbiamo ridotto l’impatto, ma il problema è ancora aperto» spiega Monzani.
Ripensare il monouso e differenziare i rifiuti
«Siamo passati al monouso per sicurezza, ma oggi è evidente quanto si spreca. A volte si usa solo una parte del kit e il resto si butta» dice Monzani. «L’obiettivo è distinguere tra materiali per emergenze (dove il monouso è necessario) e situazioni programmate dove il pluriuso è applicabile». La raccolta differenziata, inoltre, va implementata anche in sala operatoria: «buttiamo tutto nel contenitore dei rifiuti infetti, anche la carta pulita. Serve più attenzione e sensibilità».
L’anestesista, protagonista della transizione ecologica
Ogni anestesista-rianimatore, secondo SIAARTI, deve sentirsi protagonista della transizione ecologica perché opera trasversalmente nella struttura ospedaliera: sala operatoria, terapia intensiva, pronto soccorso, emergenze. «Vorremmo che le idee venissero anche dalla base, dai colleghi che operano nei diversi ospedali» auspica Monzani. «Qualsiasi proposta concreta può essere accolta dalla società scientifica. Il coinvolgimento è fondamentale per cambiare la cultura clinica».

