L'uso pericoloso dei social da parte dei medici (di Alberto Giannini)

Published on September 15, 2024

dal Corriere Salute

Il documento della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. Vengono talora adottati toni seduttivi e linguaggio parziale e iperbolico, tipici della comunicazione pubblicitaria, per attrarre «clienti»

di Alberto Giannini*

I social media e, più in generale, l’aumento vertiginoso avvenuto in questi anni del numero dei canali di comunicazione hanno offerto una tribuna e un pubblico pressoché a tutti. Chiunque oggi può affacciarsi sul mondo e intervenire esprimendo opinioni o fornendo informazioni di qualsivoglia genere. Un primo e fondamentale problema è però la correttezza e l’affidabilità dei contenuti di questa comunicazione. Ciò riguarda anche il mondo della salute. L’offerta di informazioni, infatti, si è moltiplicata a dismisura, ma qualità e verificabilità delle stesse e delle loro fonti sono un problema rilevante.

In alcune circostanze social e Internet hanno generato un far West dell’informazione sanitaria in grado di produrre danni alle persone. Per tale motivo, constatata anche la pubblicizzazione di pratiche (come, ad esempio, l’impiego di particolari farmaci nell’ambito dell’anestesia e della terapia del dolore) non sottoposte a verifica e validazione da parte della comunità scientifica, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) di recente è intervenuta a riguardo con uno specifico documento. Questo testo richiama i principi cardine che regolano la divulgazione medica anche attraverso i social.

Tra essi ci sono riferimenti di carattere non solo normativo ma anche deontologico ed etico, che vanno a definire il perimetro di una corretta metodologia della divulgazione scientifica e delle responsabilità che ne derivano. In particolare, è da sottolineare che i principi etici che guidano la divulgazione non si discostano da quelli più generali che governano tutti gli aspetti della professione medica. L’agire del medico, infatti, deve essere volto al bene della persona malata, non deve arrecare intenzionalmente danno, deve favorire scelte personali consapevoli e autonome, garantendo un’equa allocazione delle risorse disponibili. La piena adesione a tali principi presuppone lo studio, l’aggiornamento e una grande prudenza nel discutere o promuovere nuovi trattamenti o scoperte in contesti pubblici non professionali.

Il documento della Siaart ricorda, tra le altre cose, come il Codice italiano di Deontologia Medica dia centralità al tema del consenso informato, prescriva di non sottrarre la persona malata a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia, e vincoli i medici a diffondere solo pratiche validate dalla comunità scientifica. Nei social la divulgazione medica assume spesso le caratteristiche del mondo pubblicitario e utilizza dunque un linguaggio seduttivo, parziale e iperbolico, così da attrarre «clienti» e generare profitto. Tuttavia la medicina e la cura dell’altro, proprio per il rispetto dovuto alle persone, esigono invece una comunicazione competente, veritiera e trasparente.

* Direttore UO Anestesia e Rianimazione Pediatrica, Spedali Civili, Brescia